E' storia recente quella di Solange Magnano, trentottenne ex Miss Argentina, la cui morte, avvenuta in seguito ad infiltrazione di silicone liquido (ormai dichiarato pericolosissimo), sollevava nel novembre del 2009 un rapido quanto effimero clamore.
E proprio della velocità con cui tali eventi vengono trangugiati e, placata l’onda emotiva, subito dimenticati, si è parlato durante la tavola rotonda ''La sicurezza in chirurgia plastica: un problema da risolvere'' organizzata dalla Fondazione G.
Sanvenero Rosselli per lo studio e lo sviluppo della chirurgia plastica.
Qual è la reale entità di questo problema? Quali le sue cause? Ogni giorno nei luoghi deputati migliaia di interventi vanno a buon fine, eppure quello della sicurezza in chirurgia plastica resta un problema ancora da risolvere.
''Come si può parlare di sicurezza in Italia quando a chiunque sia laureato in medicina è permesso operare senza una specializzazione in chirurgia plastica?'', chiede il dottor Andrea Grisotti.
''I pazienti non lo sanno e quando si recano da un medico che si proclama esperto credono di potersi fidare, ma non ci sono garanzie''.
Emerge con forza l'esigenza di regole che definiscano i ruoli chirurgici, garantiscano ambienti e sistemi di qualità che minimizzino i rischi, ed educhino chi fa richiesta d'intervento su cosa sia necessario sapere.
''Nell'intento di porre un freno a chi pratica la chirurgia estetica senza averne la competenza, e garantire maggior sicurezza ai pazienti, alcune Società Europee di Chirurgia Plastica (in Austria, Belgio, Olanda, ma non ancora Italia) hanno formulato Standard Europei per la Chirurgia Plastica ed Estetica'', prosegue Mazzola.
Norme che ora sono in attesa di approvazione da parte di CEN (Comitato Europeo per la Standardizzazione), Società Nazionali di Chirurgia Plastica e Parlamento Europeo, secondo un iter di tre anni.
Legislazione e gestione del rischio, dunque, ma anche cultura, senza la quale nessuna regola potrebbe attecchire: un nuovo atteggiamento sociale nei confronti della chirurgia plastica, basato sulla conoscenza delle possibilità e dei limiti di questa pratica clinica; sulle opinioni del medico di famiglia a cui si chiede un primo consiglio; sul ruolo delle organizzazioni che rappresentano i pazienti, soprattutto donne, da cui parte la maggioranza delle richieste; e sulla maggior accuratezza degli organi d'informazione.
Un'osservazione, quest'ultima, da cui emerge aspra la critica ai media che, pur dando in pasto fatti di cronaca nera come quello di Solange, veicolano messaggi superficiali dettati da logiche commerciali antieducative.
Da prendere ad esempio – fanno notare gli esperti– é il divieto adottato in Spagna in certe fasce orarie sulle pubblicità di strutture operanti in medicina estetica, per evitare di suggestionare il pubblico più sensibile, come bambini e adolescenti.
Fonte: Fondazione G.
Sanvenero Rosselli per lo studio e lo sviluppo della chirurgia plastica.giulia volpe
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